Partiti liquidi per una società liquida

Partiti liquidi per una società liquida
Per Bauman la modernità liquida è “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”. (Immagine di Nithya Ramanujam su Unsplash)

Una società liquida, come la nostra, ha bisogno di partiti liquidi?

Il successo elettorale di marzo di Lega e MoVimento 5 Stelle sembrerebbe confermarlo.

Come pure altri due segnali.
Da una parte la gestione, tutto sommato discreta, di questa lunghissima crisi per formare il nuovo governo da parte di Salvini e Di Maio. Dall’altra il bruttissimo risultato (5,4%) alle elezioni in Val d’Aosta del Partito Democratico, ultimo esemplare rimasto di un partito strutturato alla vecchia maniera, con iscritti, sezioni, dialettica interna.

Ma cos’è la “società liquida”? E perché la identifichiamo con quella odierna?

È un concetto elaborato dal celebre sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, per focalizzare il passaggio dalla modernità alla postmodernità. Secondo una definizione della Treccani, la “società liquida” è la concezione sociologica che considera l’esperienza individuale e le relazioni sociali segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile.

Sociologia e definizioni azzeccate a parte, in realtà i partiti che, in questo periodo, stanno raccogliendo il maggiore consenso in Italia non sono per niente liquidi.

 

L’importanza dei social

Lo abbiamo appena visto, con quella sorta di consultazione interna per approvare il programma del nuovo governo, che ha avuto un buon riscontro sia dai gazebo leghisti, frequentati da diverse migliaia di persone, sia dalla consultazione online dei grillini (anche se i numeri della piattaforma Rousseau sono sempre difficili da interpretare, tenuti – come sono – sotto controllo dallo staff centrale M5S).

Sono quindi realtà consolidate e organizzate, con milioni di voti espressi ed una fortissima presenza di consenso quotidiano, che tutti possiamo tastare con mano, frequentando i social media.

È proprio qui, sul versante social, per capirci, sta la forma “liquida” di Lega e MoVimento 5 Stelle.

Una certa parte, secondo me determinante, del loro successo sta proprio nella capacità di leggere la situazione e di comunicarla in un modo “liquido”, quindi perfettamente confacente alla modalità di comunicazione normale dei cittadini, che ormai interagiscono quotidianamente tra di loro usando i mezzi digitali. E sono abituati a certe dinamiche, linguaggi, ruoli e segnali, che interpretano alla perfezione ed ai quali rispondono.

Insomma, una delle differenze sostanziali tra il pachiderma litigioso del PD, che non sa dove andare e continua a perdere i pezzi, e gli agili felini giallo-verdi sta proprio nell’attitudine di questi ultimi ad essere liquidi, e quindi efficaci nel comunicare le loro scelte, le loro prese di posizione e – come si è visto in questi mesi di manfrine post elettorali – le loro inversioni di rotta. Anche clamorose.

Gestite sia da Salvini che da Di Maio in modo tutto sommato efficace, in questa caotica fase di passaggio verso il loro pur difficile governo insieme.

 

Comunicazione liquida, senza filtri tra leader e utente

L’hanno fatto costruendo uno storytelling rigoroso, molto attento e studiato anche se sembrava invece casuale, cercando di disintermediare il più possibile il loro messaggio, in modo che arrivasse agli elettori senza filtri (dei massmedia) e senza le scenografie che a loro stavano strette.

A questo proposito, nei giorni scorsi ho pubblicato un tweet che diceva così:

Piccola annotazione sulle #consultazioni.
Parlare di superare i vecchi stanchi riti della politica, mentre da mesi ci sorbiamo decine di passerelle al #quirinale, è un controsenso che gli italiani faticano a digerire

 

Partiti liquidi per una società liquida tweet_quirinale

 

Quasi fosse una risposta alle mie annotazioni, ieri le vere dichiarazioni di Salvini e di Di Maio, usciti dai colloqui con il Presidente della Repubblica Mattarella, non sono state fatte durante la conferenza stampa istituzionale al Quirinale, con le bandiere, gli stucchi, i cerimonieri e i Corazzieri.

Ma soltanto dopo, durante delle dirette sui social, in cui i leader erano soli, senza mediatori, in luoghi non istituzionali, rivolti direttamente ai loro follower. Un rapporto uno a uno, senza filtri. Il massimo della fluidità.

Eccola, la versione liquida dei solidi partiti post ideologici, nella nostra liquida società.

Sono liquidi sì, ma soltanto nel modo in cui comunicano.

Non tanto nella loro essenza. E nemmeno nelle tattiche usate che, fra giravolte e riunioni segrete, sanno invece di antica politica, verticistica e quanto mai solida.

 

Mauro Tosetto
Ufficio Stampa e comunicazione Strategica

www.maurotosetto.it

Photo by Nithya Ramanujam on Unsplash

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