Il Natale mi sta sulle scatole.
Perché è ipocrita, truffaldino, esoso.

Perché la collega che oggi sorride angelica, indossando quel buffo maglione rosso con la renna e il pon pon, dopo le feste rimarrà la solita stronza che ti affetterebbe la gola con il tagliacarte pur di non lasciarti scegliere le ferie per prima.
E ti va bene così.

Un natale con la “n” minuscola
Shopping, luci, regali, abbuffate. Ma perché il Natale così spesso si ferma qui?
(Photo by redcharlie on Unsplash)

Perché corriamo a spendere come ipnotizzati, felici di ogni assurdo rincaro, gaudenti di essere turlupinati e di dar fondo alla tredicesima, aprendo l’ennesimo finanziamento per l’ennesima meraviglia elettronica che in realtà è già vecchia, e fra un mese esatto verrà soppiantata dalla sua erede, già inscatolata nei magazzini di Amazon.
E ci va benissimo così.

Perché i milioni di led che illuminano ogni vetrina, piazza, bruttura edilizia consumano una valanga di energia, e ci riscaldano l’anima solo per farci aprire il portafogli. E se così non fosse nessuno si sognerebbe mai di allestirli, perché noi siamo solo un codice di carta di credito. Ma ce ne dimentichiamo subito.
E sorridiamo, strisciandola a più non posso.


Già. Il Natale mi sta sulle scatole.

Perché è un pacchetto bellissimo che racchiude le solite miserie umane. Perché non fa nemmeno un briciolo di sforzo per allungarsi oltre le abituali 24 ore, messe una in fila all’altra, come sempre. Perché è solo fuori. Fuori. Fuori!

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E dentro restiamo uguali. Piccini egoisti pronti a cacciare la mano nelle tasche altrui, sputando per terra e scansando chi resta indietro.

Ecco perché non sopporto questo nostro magnifico Natale occidentale, buono per definizione, zuccheroso e rassicurante, con gli immensi abeti addobbati messi lì a sorvegliare i passi affrettati di un folle shopping che nessuno ci ha davvero imposto.

Perché resta lì in superficie, tra un collo di pelliccia e un telefonino nuovo, e non prova nemmeno a cambiarci dentro. A farci diventare meno carogne, meno aridi, senza paraocchi.
Ecco, tutto qua.

Un augurio: natale tutti i giorni

Vorrei che avessi, che avessimo tutti, un natale con la “n” minuscola e senza lucine, scarno e concreto. Che sia spalmato su tutto l’anno. Con un piccolo quel-che-vuoi-tu a convincerti che si può essere buoni, zuccherosi e gentili anche il 24 marzo o il 6 ottobre. E a ricordarti che non ti serve una data o una musichetta per cercare di rendere il mondo meno fetente di quel che è.

Con un piccolo gesto al giorno, un sorriso , una porta tenuta aperta, un grazie detto e non solo pensato. E donerai 365 inaspettati nuovi regali di quel tuo nuovo, ispido natale prolungato. Rigorosamente con la “n” minuscola.
E un cuore che batte.


Mauro Tosetto

mauro_tosetto_sf_ridotta

Sono un giornalista, mi occupo di comunicazione e di uffici stampa.


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Un natale con la “n” minuscola

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