Stanotte sono stato tra i (molti, pochi, boh) italiani sconsiderati che hanno fatto la notte in bianco per vedersi in diretta il Superbowl, la finale del campionato Nfl di football americano.
Stamattina doppio caffè al ginseng del Presidente. È servito, ma adesso me ne faccio un altro…
Scrivo queste righe perché sono rimasto basito da come la Rai ha usato le sue risorse. Ma ora mi spiego meglio.

La partita, Brady entra nella storia

Cos’è ‘sto Superbowl edizione numero 53
La partita è stata brutta, ma entrerà nella storia. New England ha battuto i Los Angeles Rams con uno striminzito 13-3, ma il quarterback dei Patriots, l’immenso Tom Brady, a 41 anni suonati, ha vinto il suo sesto titolo. Ripeto, momento storico.

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Per chi ne mastica, di football americano…
La partita si è subito incartata, con le difese che mordono e gli attacchi che arrancano. È un peccato che la finalissima sia orrenda, dopo due finali di Conference strepitose e spettacolari. I Patriots macinano più gioco, appoggiandosi sul ricevitore d’acciaio Edelman, ma non accelerano, mentre i Rams sono totalmente imbrigliati dai blitz avversari, che pressano il loro quarterback Goff.
A Brady basta un solo drive dei suoi per mettere a segno l’unico touchdown della partita e portare a casa il titolo numero 6. Stop.
Bollicine zero, attacchi nisba, la prima linea offensiva che ha ceduto è stata quella di LA, la cui difesa è rimasta troppo in campo. Quindi alla fine, stanca morta, ha subito la zampata vincente dei bostoniani.

Il Superbowl e la solita mamma Rai
Foto Reuters da www.repubblica.it –
Superbowl LIII: New England Patriots – Los Angeles Rams 13-3

La Rai e tre inviati di troppo

Per chi non ne mastica…
La nottata – come detto – l’ho passata con mamma Rai, che ha trasmesso su Rai2 il più importante evento sportivo del mondo.
Grande merito e chapeau alla tv pubblica, che ha fatto un grande servizio a tutti gli appassionati di sport italiani con questa diretta.
Telecronaca a due voci discreta, ottima gestione dei tempi morti, visto che a ogni timeout (e nel Superbowl, come ogni partita Nfl, sono proprio tanti) la linea passava allo studio di Roma, con conduttore e 4 ospiti, tra cui un sempre fulgido Guido Bagatta, anche se totalmente afono.
Insomma, un servizio all’utente italiano che mi stava quasi commuovendo, tanta roba, da applausi.
Fin quando…

Fin quando è arrivato l’intervallo. E mamma Rai mi snocciola ben 3 collegamenti esterni. Tre!

Il primo da un volenteroso inviato ad Atlanta (la sede dell’evento, al bellissimo Mercedes Benz Stadium), che però non è collegato dall’interno dello stadio, ma da fuori, dal parcheggio, in pratica tra gli stand dei panini e del merchandising, in mezzo ai tifosi senza biglietto. È bravo, ma non può far altro che parlare – più o meno – di aria fritta.
Come se si fossero collegati con un qualsiasi kebabbaro con la tv accesa sulla partita, insomma.
Ma invece hanno mandato un inviato ad Atlanta (mica alla Garbatella), più troupe, service e costi di collegamento via satellite. E uno!

mauro_tosetto_sf_ridotta

Sono un giornalista, mi occupo di comunicazione e di uffici stampa.


Il secondo collegamento è da Roma, da un famoso locale alla moda che trasmette il Superbowl ed è pieno di appassionati. Una roba tipo 4 amici al bar, con qualche battuta tra lo scontato e l’inconsistente. Anche qui giornalista, troupe Rai (paga gli straordinari festivi e notturni…) e service per confezionare momenti puramente inutili. Capisco che si voleva mostrare il lato italiano dell’evento, ma il risultato è stato risibile. E due!

Tengo per ultimo il terzo collegamento, quello che mi ha stupefatto di più. La mitica Giovanna Botteri (la vera corrispondente Rai dagli Usa, quella che spiega le cose serie, da Trump allo shutdown alla politica estera americana) è in diretta (altra troupe, altro service, altri dollaroni per il satellite) da un irish pub di New York, vicino a Times Square. Sono basito!
Allegra e contenta, Botteri urla a squarciagola per farsi sentire tra gli schiamazzi dei tifosi, e descrive l’allega caciara, tra birra e maxischermi di quel locale. Di football non ne capisce mezza, e la sua utilità è solo quella di mostrare una scena oscura, rumorosa e confusa che, gratis, stava accadendo in quel momento in migliaia di locali sparsi in tutti gli Usa. Solo che lei stava nel cuore di Manhattan, che faceva più cool.

Insomma, dei tre memorabili collegamenti esterni (costati un mucchio di euro) nessuno ha dato un quid in più all’evento sportivo, e non lo hanno fatto neppure dal punto di vista del “colore”. Le scene della Botteri al pub irlandese tra i tifosi dei Patriots sono state imbarazzanti, e l’idea di mandare una troupe ad Atlanta per tenerla nel parcheggio è da studiare nei manuali di comunicazione…

Gli stessi soldi si potevano spendere per mandare i due telecronisti là, allo stadio, a seguire l’evento davvero live (invece lo hanno commentato dal monitor, come faccio io quando mi vedo le partite al computer con Nfl Pass), ma forse sarà sembrata troppo banale per essere presa in considerazione.

Qualche consiglio

Per la prossima volta, cara mamma Rai, accetta tre umilissimi consigli.

1- caccia due lire e compra i diritti per tutta la stagione Nfl, facci vedere in chiaro una partita a settimana e saremo tutti felici;
2- al prossimo Superbowl la Botteri lasciala tranquilla nel suo appartamento di Manhattan. Se proprio vuole andare al pub, la birra se la paga da sola. Così risparmi sulla troupe;
3- invece di buttare nel cesso tutti quei soldi per dei collegamenti esterni inutili e superflui, stanzia 5 euro e compra delle mentine per curare l’afasia di Guida Bagatta. Così, nonostante il raffreddore, si sentirà quel che dice e ci tiene tutti svegli, anche alle 4 di notte…

Ciao mamma Rai, e buon football a tutti.

Mauro Tosetto

www.maurotosetto.it


mauro tosetto

Sono un giornalista, mi occupo di comunicazione e di uffici stampa. Per conoscermi meglio basta un clic.


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Il Superbowl e la solita mamma Rai

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