Politica tra sprechi e comunicazione, da Casalino a Di Maio alla Marmolada

Chi lo dice che leggere le pagine di politica dei giornali è una noia pallosa?

Okay, è vero. Ultimamente c’è da mettersi le mani nei capelli ma, ogni tanto, ecco che si viene illuminati da sprazzi folgoranti, roba imperdibile.

Oggi ne tratteggio tre. Pronti, via… 😉

 

Rocco Casalino, il portavoce di Conte, guadagna più del premier

Politica tra sprechi e comunicazione, da Casalino a Di Maio alla Marmolada-foto Casalino
Rocco Casalino (foto da edizione on line de L’Espresso)

Per la serie “notizie tirate per i capelli”, ecco i titoloni sul boss della comunicazione marchiata 5Stelle Rocco Casalino che, nelle vesti di onnipotente Capo ufficio stampa e portavoce del presidente del Consiglio assomma, tra stipendio base, emolumenti accessori e indennità, la rispettabilissima cifra di 169mila euro lordi all’anno. Ben più del cedolino del suo capo, il premier (precario) Giuseppe Conte, fermo a soli 114mila euro, cui non può aggiungere lo stipendio da deputato, non essendo eletto.

Ecco sorgere titoli e polemiche al vetriolo, dunque. Tirando in ballo il solito precedente del Grande Fratello per punzecchiare il potente Casalino, la cui vera colpa è quella di non essere del “giro giusto”. Un concetto cui ho dedicato un pezzo qualche tempo fa: https://www.maurotosetto.it/politica-e-comunicazione/casalino-m5s-dal-grande-fratello-al-governo-perche-sto-dalla-parte-sua/

Poi, a leggere tutto quanto per benino, salta fuori che lo stipendio di Casalino è identico a quello dell’allora portavoce di Matteo Renzi. E che, pure in quella circostanza, il premier toscano, non ancora parlamentare, guadagnava meno del suo collaboratore. Anche allora 169mila contro 114mila.

Anche lo staff di comunicazione di palazzo Chigi non ha subito troppe variazioni. Sono 7 gli addetti ora ed erano 7 pure con Gentiloni, con un monte stipendi quasi invariato, con i grillo-leghisti che hanno allargato i cordoni della borsa: secondo L’Espresso 662mila euro annui totali per gli addetti stampa di Conte contro 629mila del governo Letta, 605mila dell’esecutivo Renzi e 525mila euro del parco e misurato (anche nelle prebende) Gentiloni.

In realtà, su questa vicenda, le annotazioni da fare sono altre due.

La prima. In un mondo sempre più ostaggio della comunicazione “usa e getta” tipica di alcuni social, ed in modo particolare in una situazione italiana in cui si bada più agli annunci (in vista del consenso elettorale ormai H24) che non alla verità dei fatti e degli impegni, mai come nel caso del governo Salvini-DiMaio hanno pesato i comunicati stampa, le dirette Facebook, le foto, i selfie, i video fintamente estemporanei. Quindi, ragazzi miei, lo staff di comunicazione pesa sempre di più, è sempre più importante, sarà sempre più determinante. E, nel caso di Casalino e compagni, fanno un lavoro con i fiocchi. Se un premier come Conte non è ancora affogato, è anche merito loro.

Seconda considerazione. Banale, cattiva, lapidaria. Se Casalino guadagna più di Conte, è assolutamente logico. Dal punto di vista politico, il boss a palazzo Chigi è proprio lui…

 

La società dell’apparenza e la politica del volo in Economy

Politica tra sprechi e comunicazione, da Casalino a Di Maio alla Marmolada-foto Di Maio
Il ministro Luigi Di Maio (foto dal profilo twitter Adn Kronos)

Specialmente dopo il gigantesco autogol dell’Air Renzi One, i politici nostrani, soprattutto di marca 5Stelle, sono terrorizzati dall’uso dell’aereo. È tutto uno strombazzare ai quattro venti “Vado solo sui treni regionali con i cessi rotti”, “Mai usato un volo di Stato, prendo solo aerei di linea cecoslovacchi di seconda mano”, “Anche in aeroporto ci vado col bike sharing” e così via.

La faccenda ha raggiunto livelli preoccupanti l’altro giorno con il vice-premier Luigi Di Maio, che ha mostrato al popolo social il suo biglietto di classe Economy per il volo diretto in Cina, dove va in missione quale ministro dello Sviluppo economico, mica a giocare a ping pong.

Ora, se da un lato è perfettamente comprensibile il giochino comunicativo di mostrare ai propri fedelissimi che non si sperperano danari pubblici, dall’altro bisogna pensare a quale compito un ministro sia chiamato a fare. È bravo se risparmia due spicci di viaggio oppure è bravo se porta a casa un paio di accordi commerciali con i cinesi?

Mi spiego meglio con un esempio sportivo. Per un qualsiasi tifoso della Juve, Cristiano Ronaldo sarà più meritevole se va all’allenamento in un autobus affollato, oppure con uno dei suoi macchinoni? Risposta: non gliene frega un tubo. Basta che faccia gol la domenica. Anzi, meglio che all’allenamento ci arrivi riposato e tranquillo, portato su morbidi cuscini profumati, perché quel che conta è che CR7 sia messo nelle migliori condizioni per fare il suo lavoro. Punto.

Beh, il lavoro del ministro dello Sviluppo economico non è quello di farsi i selfie, ma di portare a casa accordi per creare posti di lavoro per migliaia di famiglie, che alzino il Pil italiano di qualche centinaio di milioni di euro. E, se per farlo è preferibile viaggiare in Business class, così può studiarsi meglio i dossier e arrivare un po’ meno stanco, è esattamente ciò che deve fare. E comunicare, non certo la foto del biglietto in Economy…

 

Veneto, la Regione ghiacciata a tremila metri

Il ghiacciaio della Marmolada (foto da Wikipedia)

Tra qualche giorno, lunedì, il Consiglio regionale del Veneto ha programmato una seduta straordinaria sulla vetta della Marmolada, per discutere (appunto) dei confini contesi del ghiacciaio, una disputa che fa litigare da anni Veneto e Trentino.

La riunione, alla comoda quota di 2.950 metri (ma la foto ricordo sarà in vetta, a quota 3.265 metri) vedrà un impegno organizzativo e logistico non indifferente, da collegamenti audio/video alla presenza di medico e ambulanza per i consiglieri in difficoltà da alte cime.

La spedizione alla Messner sarà un colpo di genio comunicativo o un boomerang, con la gente che si chiederà “ma cosa ci sono andati a fare lassù?”. Direi una folgorante minchiata, ed un bell’esempio di come usare malamente i denari pubblici, ovvero di tutti noi.

Andare fino in cima alla Marmolada per discutere della Marmolada stessa (posto che allora dovresti organizzare sedute consiliari e di commissione in ogni allevamento di maiali, canale di bonifica, casa di riposo del Veneto, per non usare due pesi e due misure) oltre ad avere una risicata valenza operativa ed un costo economico evitabile, risponde solo ad esigenze di comunicazione.

Che funzioneranno a due condizioni.

La prima. Che sulla Marmolada, lunedì, ci sia un bel sole. Già in cima farà comunque freschetto (previsti -2 gradi, a quanto pare) ma, se ci fosse bufera con vento e neve, ai giornalisti si gelerebbero penne e taccuini e le foto ricordo, invece di avere il panorama luccicante del ghiacciaio sullo sfondo, diventerebbero uno schifo, inservibili. Brutto tempo=freddo cane=musi lunghi=disastro.

La seconda. Che non ci sia però un’overdose di sorrisini, pacche sulle spalle, goliardate. Perché, si sa, i politici sono particolarmente sensibili a due cose. I buffet e le gite. E sulla Marmolada ci saranno entrambi.

Quindi rischiamo di leggere sui giornali resoconti pieni di giacche a vento colorate e piumini, di piatti di polenta e bicchieroni di vin brulè, di aneddoti ridanciani e selfie sulla neve.

Tutta roba che si poteva evitare, di spessore istituzionale sottozero (come il termometro). E che spingerà la gente a chiedersi, lievemente alterata: “ma cosa ci sono andati a fare lassù?”…

Mauro Tosetto

www.maurotosetto.it

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