Malasanità in Italia, ci risiamo.

Le polemiche tornano ad investire medici e ospedali, dopo il servizio della trasmissione Petrolio su Rai1, che avrebbe illustrato la richiesta di una bustarella di duemila euro per accelerare i tempi di un intervento di ginecologia. Nel programma è mostrata anche la domanda di uno sconto per un trattamento sanitario, applicato solo se la paziente avesse pagato senza ricevuta.

Una richiesta, quella dei soldi in nero, vecchia come il cucco, comunissima nel Bel Paese. Ma, certo, vedersela spiattellata anche in ambito sanitario fa un po’ specie. Per usare un eufemismo.

In questa sede non ci addentriamo nel disquisire sulla veridicità delle vicende raccontate o sulle responsabilità degli enti coinvolti. E neppure sullo stupore che avvolge la sanità del Veneto (nelle cui strutture sarebbero avvenuti i due episodi incriminati), da decenni considerata di assoluta eccellenza, non solo nazionale, ma europea.

Vogliamo invece abbozzare un paio di riflessioni.

La prima su un tema pesantissimo, ingombrante come la suocera a Natale:

il rapporto difficile tra sanità pubblica ed offerta sanitaria privata.

Inutile girarci intorno, è il peccato originale con cui il sistema sanitario nazionale deve fare i conti.

Le difficoltà poste dalla scomoda (ma necessaria?) coabitazione tra la sanità pubblica e quella privata aumentano ogni anno. Insieme ai mille quesiti che questo matrimonio (di interesse) si porta appresso.

Come il dubbio che alcuni settori della sanità pubblica non vengano potenziati o fatti funzionare a dovere, per permettere alla sanità privata di poter prosperare in queste branche. Andate in una qualsiasi sala d’aspetto del Sud e vedete come la pensano le persone…

Poi un’occhiata agli episodi che hanno scatenato la polemica di questi giorni, soprattutto nel Veneto, dove sarebbero avvenuti.

Malasanità in Italia (e in Veneto), tra presunte bustarelle e soldi in nero. Non ti è mai capitato?
In Italia la tutela sanitaria per tutti i cittadini è una conquista che non dobbiamo dare per scontata. Per mantenerla tale dobbiamo risolvere il dualismo tra pubblico e privato

Soldi per aggirare le liste di attesa e pagamenti senza ricevuta. Casi isolati? O prassi ricorrente? È un argomento difficile da affrontare, e complicato da mille risvolti, primo fra tutti il fatto che una sola mela marcia guasta tutto il paniere.

Però non si può certamente ignorare che il problema esiste.

E, chiunque di noi abbia dovuto sottoporsi a delle visite specialistiche, o magari abbia accompagnato dei congiunti, soprattutto anziani, sa che è reale. E ne ha avuto un qualche esempio, incappando in episodi del genere, soprattutto in vista di un intervento chirurgico o di terapie di nicchia o che non potevano aspettare.

Soprattutto, a giudicare dai racconti di amici e conoscenti che ho raccolto, sul versante “niente ricevuta, il professore preferisce contanti”…

A te è mai successo?

La soluzione di sicuro non è semplice, come pure la regolamentazione delle procedure “intramoenia” (medici del pubblico che svolgono anche attività privata), altro aspetto spinoso della dicotomia sanità pubblica/attività professionale medica privata.

Quest’ultimo punto, a mio parere, è uno dei principali cardini da sistemare, per permettere al nostro SSN di sopravvivere tra i marosi della sanità del Terzo Millennio, sempre più multinazionale e marketing oriented.


La seconda riflessione è sulla difficoltà nel gestire una crisi del genere, dal punto di vista della comunicazione. Ovvero il tema che trattiamo su questo sito.

Alcuni ragionamenti li avevo già fatti in un articolo di qualche tempo fa, La spiaggetta (nera) e il circo (mediatico). Credo si possano adattare anche ad una situazione del genere, visto che, quando combini un pasticcio, non conta molto se hai rotto uova di gallina o di quaglia… Li ripropongo qui di seguito.

La gestione della crisi

E tu, come ti comporteresti se ti trovassi in pantani simili? Alcune idee le voglio condividere.

Caro il mio politico o pubblico amministratore, quando c’è una crisi da gestire, poche cose:

1 niente testa sotto la sabbia;

2 non fare finta di niente;

3 non tergiversare e non lasciare passare i giorni.

Parla subito. Parla deciso. Parla sincero.

Fai subito un comunicato stampa o una conferenza stampa (SUBITO!), chiarisci il problema, prendi atto della situazione, spiega che farai tutto quello che è in tuo potere secondo le normative vigenti e poi, semplicemente, CHIEDI SCUSA.

Ammetti che c’è stata una lacuna nei protocolli, che avete tante cose da controllare e che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Non scaricare colpe addosso a nessuno, se sei tu ai vertici del procedimento.

Ammetti un errore. E poi prometti un cambiamento dei protocolli.

E mantieni questa promessa!

Non nasconderti dietro un dito.

Sii molto tempestivo e soprattutto credibile.

Sii sincero. In questo modo conserverai la tua credibilità.

Magari non passerai per un superuomo, ma sicuramente non farai la figuraccia di quello che lascia che il tempo passi e si nasconde dietro a un dito, mentre tenta di arrampicarsi sugli specchi. Con l’unico risultato di scivolare e schiantarsi al suolo, facendosi molto, ma molto male.

 

Malasanità in Italia (e in Veneto), tra presunte bustarelle e soldi in nero. Non ti è mai capitato?

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