‘Spiaggetta nera’ è un titolo politicamente scorretto, ma decisamente ironico.

Racconta di quella spiaggia a Sottomarina di Chioggia, nel veneziano, con tutti quei cartelli inneggianti a Duce, ordine e disciplina, che tanta polemica hanno creato nei primi giorni di luglio 2017.

Allora, ‘spiaggetta nera’ è sicuramente carino. Però, per fare un po’ di ironia, notiamo che il nome della spiaggia, che si chiama Playa Punta Canna, è più vicino ad un centro sociale che non ad un lido fascista… 😉

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I cartelli presenti nell’estate 2017 nella spiaggia di Chioggia finita nell’occhio del ciclone, poi rivelatosi una bolla di sapone (foto da: static.leonardo.it)

A parte le battute da bar e le riflessioni sui nomi, vediamo alcuni spunti interessanti in questa vicenda.

La gestione della crisi

Alcuni enti, come il Comune di Chioggia, ad esempio, non ci hanno fatto una grandissima figura.

In sostanza, li ha messi in difficoltà una domanda banale: “Ma scusate, non vi siete mai accorti che in questa concessione balneare c’erano questi cartelli?” (ah già, ricordiamoci bene che le spiagge non sono private, ma sono del demanio, quindi di tutti i cittadini).

Da qui la difficoltà della gestione della crisi da parte del Comune, che sembrava un po’ cascato dalle nuvole e un po’ beccato con la testa infilata sotto la sconfinata sabbia estiva di Sottomarina.

E tu, come ti comporteresti se ti trovassi in pantani simili? Alcune idee le voglio condividere.

Caro il mio politico o pubblico amministratore, quando c’è una crisi da gestire, poche cose:

1 niente testa sotto la sabbia;

2 non fare finta di niente;

3 non tergiversare e non lasciare passare i giorni.

Parla subito. Parla deciso. Parla sincero.

Fai subito un comunicato stampa o una conferenza stampa (SUBITO!), chiarisci il problema, prendi atto della situazione, spiega che farai tutto quello che è in tuo potere secondo le normative vigenti e poi, semplicemente, CHIEDI SCUSA.

Ammetti che c’è stata una lacuna nei protocolli, che avete tante cose da controllare e che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Non scaricare colpe addosso a nessuno, se sei tu ai vertici del procedimento.

Ammetti un errore. E poi prometti un cambiamento dei protocolli.

E mantieni questa promessa!

Dopo qualche tempo fai una nuova conferenza stampa e spieghi: “Abbiamo cambiato la procedura X e Z, adesso facciamo più controlli“, oppure :”Anche se ci mancano le risorse facciamo l’impossibile e di sicuro controlleremo ogni stabilimento balneare tre volte a stagione“.

Non nasconderti dietro un dito.

Sii molto tempestivo e soprattutto credibile.

Sii sincero. In questo modo conserverai la tua credibilità.

Magari non passerai per un superuomo, ma sicuramente non farai la figuraccia di quello che lascia che il tempo passi e si nasconde dietro a un dito, mentre tenta di arrampicarsi sugli specchi. Con l’unico risultato di scivolare e schiantarsi al suolo, facendosi molto, ma molto male.

La fonte della notizia

La seconda cosa interessante da notare, in questa vicenda – per noi che ci occupiamo di comunicazione – è la fonte della notizia.

È partito tutto con i titoloni in prima pagina su La Repubblica, che ha dato credibilità alla notizia, quindi è stata uno dei fattori di notiziabilità della cosa.

Ovviamente, se la notizia fosse partita dalla parte opposta, cioè dai corrispondenti locali e dalle redazioni di provincia, il meccanismo di propagazione sarebbe stato diverso, e Punta Canna ci avrebbe impiegato due o tre giorni per arrivare agli onori delle cronache nazionali. Ci sarebbe arrivata sicuramente con meno potenza, con un meccanismo comunicativo più lento, meno spumeggiante e probabilmente un pochino più ‘serio’.

Tutto questo per raccontare cosa?
Che, spesso, la gerarchia della notizia dipende dalla fonte di partenza.

Uno scoop in prima pagina su La Repubblica diventa automaticamente una notiziona a carattere nazionale, che può mettere in piedi il famoso e mirabolante ‘circo mediatico’.

Il ‘circo mediatico‘ è una cosa terrificante.

È una specie di mega ‘big babol’ che si gonfia a dismisura, continua a gonfiarsi e nessuno capisce bene perché si gonfia così tanto, ma tutti quanti vogliono metterci il proprio imprimatur. A tutti i costi.

Per cui ecco commenti carpiati a raffica, immaginifici post su Facebook ad ogni ora del giorno e della notte, lanci di agenzia numerosi ed inutili come le zanzare in pineta, sventagliate di dichiarazioni roboanti, rilasciate quasi sempre da persone che non ne sanno mezza.

Tu che lo ascolti, pensi che il grande opinionista o il grande politico che sta sproloquiando da un quarto d’ora in televisione abbia fatto un sacco di telefonate, si sia documentato, abbia letto libri, abbia chiesto lumi ad esperti di coste adriatiche e di diritto.

E invece non sa un tubo.

Ha solo letto, distrattamente, un paio di articoli sul giornale. Anzi, visto che non ha tempo, ha solamente consultato le agenzie sul telefonino. Ha visto le dichiarazioni di colleghi ed avversari, cerca di far quadrare il proprio credo con quello di chi lo vota, e bum!

Spara anche lui la sua dichiarazione quotidiana.

Il circo affollato

Il problemaccio del ‘circo mediatico’ è che c’è troppa gente che vuole entrarci.

Lo spazio si riduce moltissimo: viene concessa una riga, quando va bene.

Per cui, per beccare questa riga nel pastone generale (che i lettori, come ben sai, quasi manco leggono), quelli che solitamente i giornali ‘non si filano’ la sparano enormemente grossa.

Quindi l’enorme rischio del ‘circo mediatico’ è quello di dire delle cavolate. Non è colpa tua, perché c’è fretta, c’è caos, ci sono poche fonti, ma il rischio è quello.

Il mio grande consiglio è di restare fuori dal ‘circo mediatico’, di lasciar perdere. Senza rimpianti.

Tanto è solo una grossa bolla di sapone che, dopo poco che si è gonfiata, sparisce.

Non lascia traccia. Non lascia niente. Escluse le minchiate che vengono conservate negli archivi dei giornali e, soprattutto, su internet.

Quindi il consiglio, sentitissimo, è: STAI FUORI DAL ‘CIRCO MEDIATICO’.

E, se proprio non puoi farne a meno, prima di dire qualcosa per guadagnarti la tua riga nel pastone complessivo, documentati, ricerca, informati più che puoi.

Poi, solo alla fine, dichiara qualcosa di buon senso.

Così, quando tutta questa sabbia mediatica (Punta Canna è una spiaggia, no?) si depositerà a terra, nel web – in mezzo a milioni di minchiate – resteranno poche parole di buon senso.

Saranno le tue.

Se saprai, prima di parlare, riflettere un pochino e informarti il più possibile.

 

La spiaggetta (nera) e il circo (mediatico)

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